Ambientato nella Bologna del 1959, il romanzo racconta la convivenza quotidiana di due donne che in modi molto diversi si prendono cura dello stesso bambino. Olimpia, giovane borghese moderna, si trova in difficoltà dopo il parto e fatica a riconoscere il proprio corpo; Ada, proveniente dalla Ciociaria, lascia la sua vita e la famiglia per lavorare come balia del neonato di Olimpia. Nonostante le origini e i vissuti opposti, tra le due nasce un rapporto di complicità basato su gesti, cura e presenza, scavato attraverso le difficoltà e le fragilità personali. Osservatrice discreta di questa relazione è Carolina, la domestica che ha cresciuto Olimpia. In parallelo alla loro storia si intreccia quella di Pietro, un bambino abbandonato a Roma durante il Ventennio, che riporta alla luce un antico enigma sull’abbandono, sull’origine e sul senso di appartenenza. Con una prosa essenziale e profonda, il romanzo illumina la memoria delle balie nel Novecento e invita a riflettere sul significato di famiglia e legami affettivi.